<< Casi Clinici << Milza


Due casi relativi alla medesima patologia, occorsi alla nostra attenzione in tempi diversi, se confrontati fra di loro offrono un interessante spunto di discussione ecografica.

Si tratta di due casi di torsione di milza, uno recente (entro le 48 ore dall’esordio sintomatologico) ed il secondo tardivo (a cinque giorni dall’esordio): i relativi quadri ecografici – accomunati solo dalla splenomegalia – risultano essere diversi fra loro, così come diversi sono gli aspetti clinici.

 

Quando la torsione splenica sia recente (entro le prime 24-36 ore), il quadro ecografico è dominato dalla splenomegalia simmetrica, dalla ipoecogenecità diffusa del parenchima splenico (correlabile all’edema da stasi dell’organo), dalla dilatazione dei vasi venosi in prossimità dell’ilo e dalla dislocazione di una parte del viscere; la dislocazione di porzioni di milza – ben osservabile anche in sede radiologica – è un dato ecografico molto interessante perché permette un approccio differenziale nei confronti delle splenomegalie ipoecogene che si possono verificare in corso di malattie infettive subacute o di crisi leucemiche, durante le quali la milza – sebbene ingrandita – rimane distesa nella sua posizione abituale. La sintomatologia è quella dell’addome acuto: dolorabilità addominale, vomito, splenomegalia che può deformare l’addome, apprezzabile anche alla palpazione oltre che in sede radiologica, febbricola, ecc..

 

Se la torsione blocca completamente l’afflusso ed il deflusso di sangue, l’evoluzione clinica e la sintomatologica sono ingravescenti, ma se – come più spesso accade – l’afflusso arterioso, sebbene minimale, viene mantenuto, la sindrome clinica può cronicizzarsi (2-7 giorni); il quadro ecografico cambia, quindi se si ha l’occasione di osservare una torsione di milza “vecchia” di 2-5 giorni, ci si dovrà aspettare un aspetto ecografico diverso da quello anzi descritto: ferme restando splenomegalia e paratopia del viscere, il parenchima diviene progressivamente più ecogeno, dapprima in modo disomogeneo e successivamente organizzandosi in un disegno particolare, definito “a cielo stellato”, caratterizzato da una alternanza di linee orizzontali iperecogene che delimitano sottili spazi anecogeni in ordinata sequenza; tale pattern, che definirei spugnoso, corrisponde alla dilatazione dei sinusoidi; un'altra caratteristica abbastanza costante è l’ispessimento e la iperecogenecità della capsula splenica non apprezzabile nelle forme recenti; infine, nelle forme croniche è comune la presenza di un versamento peritoneale di tipo congestizio.

Anche la sintomatologia assume caratteri di cronicità: il paziente sembra migliorare, può anche alimentarsi, il quadro di algìa addominale è meno evidente ma la dilatazione addominale può apparire maggiore a causa del versamento; lo stesso versamento rende meno dettagliato il quadro radiologico addominale. La sintomatologia subisce un aggravìo repentino quando la necrosi del viscere porta alla sua rottura.

 

 

 

Fig. 1  Torsione acuta di milza (24 ore dall’esordio), aspetti radiologici; si apprezza splenomegalia (**) e dislocazione del viscere.

 

 

Fig. 2 Torsione acuta di milza (24 ore dall’esordio), aspetti ecografici: si apprezza splenomegalia, dislocazione del viscere, diffusa ipoecogenecità (a) e dilatazione venosa in prossimità dell’ilo (b)

 

 

 

 

Fig. 3 Tosione acuta di milza (30 ore dall’esordio), aspetti anatomo-patologici dopo splenectomia.

 

 

 

 

 

 

Fig. 4 Torsione cronica di milza (5 giorni dall’esordio), aspetti ecografici: si apprezza splenomegalia ed iperecogenecità (a) diffusa, aspetto “a cielo stellato” (cfr. testo), ispessimento della capsula (c). Nella immagine n° 2 è visibile un modico versamento.

 

 

 

 

 

Fig. 5 Torsione cronica di milza (5 giorni dall’esordio), aspetti anatomo-patologici intraoperatori.

 

 

 

 

 
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